barbablu

Di Alessandro Ferrara
Con Silvia Torri e Laura Valli
Burattini Paola Bassani
Scenografia Salvatore Cuschera
Regia 
Alessandro Ferrara
Luci e selezione musiche Francesco Picceo
Età consigliata: dai 4 anni
Linguaggi usati: burattini, narrazione e teatro d’attore

L’ avvincente storia di una ragazza caparbia, di un marito con la barba blu e di sei mogli scomparse raccontata con parola lieve e divertente. Un percorso di crescita che porterà la protagonista ad affrontare le sfide verso l’affermazione della propria indipendenza e maturità, con la forza della curiosità e del coraggio.
Una fiaba rassicurante che induce la riflessione sui modelli di relazione, sui desideri e le aspettative, sui vincoli e le opportunità presenti nel percorso di crescita.
Barbablù è una fiaba che incoraggia i bambini e le bambine, a riconoscere ed esprimere le energie vitali che, di fronte ad un “pericolo”, li aiuteranno a trovare una via d’uscita.
In questa fiaba, infatti, la protagonista corre un grande pericolo, ma alla fine le gravi minacce vengono risolte, c’è una strada che porta alla salvezza.
Ciò che conta é l’istinto, l’attenzione al dettaglio, le forze che peschiamo dal profondo.
Credere nel proprio istinto, risvegliarlo, curarlo, diventa fondamentale nel tragitto di crescita della propria personalità.
Barbablù è la storia di una ragazza gentile e tenace, di un marito strano e di un viaggio inaspettato.
Di un cofanetto di chiavi, di un palazzo da scoprire e di una porta proibita.
Di una trasgressione, di una scoperta inquietante e di una chiave insanguinata.
Barbablù è la storia di un marito dominatore, di un desiderio di verità e di una ragazza coraggiosa.
Quale strada porterà la protagonista alla salvezza?

Nel racconto si chiede a Judith, questo è il nome della ragazza, di dimenticare la propria curiosità e indipendenza e di non prestare attenzione ai dettagli e al proprio sentire.
Ma, per crescere, la protagonista deve trasgredire un divieto, spalancare la porta per vedere cosa c’è dentro la stanza e agire, anche se ha paura.
Ciò che resta della storia di Barbablù é un pretesto per proporre un percorso di rafforzamento: prendere coraggio, affermare, coltivare i propri talenti di fronte agli innumerevoli Barbablù di cui siamo circondati.
Abbiamo declinato il tema in modo delicato scegliendo una scrittura leggera e poetica.
Burattini e scenografia, colorati e suggestivi, permettono di dar voce a grandi domande narrando con piccole cose.

Recensioni
di Maria Dolores Pesce, pubblicata su dramma.it

“Un’altra narrazione eterna e universale che il Teatro Laboratorio Mangiafuoco di Milano sviluppa, tra due attrici e molti e molto belli burattini, ispirandosi alla interpretazione della psicanalista statunitense Clarissa Pinkola Estés che molto ne attenua le iniziali oscillazioni misogine. Viaggio nella oscurità delle menti vissuto come l’esplorazione di un bosco stregato e di un castello solitario, tra pericoli incombenti, alcuni esterni ma i più celati dentro di noi, fino al finale di salvezza che, come nelle storie vere, è fatto di vittime e abbandoni. Era una prima ed è sembrato un lavoro bello e profondo, in cui la narrazione può essere capace di enfatizzare le straordinarie capacità mimetiche di quei piccoli pezzi di stoffa, legno e cartapesta.”

Approfondimenti
Barbablù è una fiaba che incoraggia i bambini e le bambine a riconoscere ed esprimere le energie vitali.
Come Judith, la protagonista, che, ricorrendo alle sue “forze creative” – citando la famosa antropologa Clarissa Pinkòla Estès, da cui abbiamo preso e riadattato in forma teatrale l’analisi della fiaba in questione – riesce ad attuare la sua salvezza.
Un uomo burbero e dalla lunga barba color indaco cerca moglie. Di tre sorelle, due lo rifiutano, mentre Judith, la più piccola e meno avvezza alle difficoltà della vita, affascinata dai suoi regali e dalle sue gentilezze, supera la diffidenza per la sua barba e decide di sposarlo: diviene la “principessa” del castello di Barbablù. Tutto è bellissimo: Judith corre per i parchi e va in altalena, si diverte a scoprire le meraviglie del castello e a sorprendersi davanti ai regali sempre più belli e affascinanti. Accingendosi a partire per un lungo viaggio, Barbablù lascia a Judith un enorme mazzo di chiavi e la incita a godere appieno delle bellezze di tutta la casa insieme alle sue sorelle ma a un’unica condizione: di non utilizzare la più piccola delle chiavi. Judith e le sorelle si divertono così a correre in ogni anfratto e stanza del castello fino a quando si trovano davanti alla porta proibita. Qui, Judith spinta dalla forza della sua curiosità, non riesce a trattenersi e apre la porta. Nella stanza trovano le precedenti mogli di Barbablù, anch’esse colpevoli di ribellione a un suo divieto. Al suo ritorno, Barbablù comprende immediatamente l’accaduto e cerca di trasformare Judith ne “la Moglie della Notte”. Ma Judith, diversamente dalle spose precedenti, riesce a trovare le forze e il coraggio, prende tempo per pensare e trova una soluzione: chiama i suoi fratelli per sconfiggere per sempre Barbablù.
Ciò che resta della storia di Barbablù é un pretesto per proporre un percorso di rafforzamento: prendere coraggio, affermare, coltivare i propri talenti e ascoltare il “naturale istinto” di fronte agli innumerevoli Barbablù dentro e fuori di noi.
Questa storia esorta i bambini e le bambine a dare un corpo e un nome alle emozioni. Capita spesso – fin da bambini! – nella vita di tutti i giorni di sentirsi diffidenti di fronte a una persona o a una situazione ma – si voglia per una dis-educazione alle emozioni, si voglia per una particolare cultura – tendiamo a riderci su e ci convinciamo che Barbablù non è pericoloso ma solo un personaggio “un po’ particolare”. Smettiamo di porci le domande le giuste, di essere curiosi e curiose verso il mondo e se stessi, di utilizzare la “chiave” della consapevolezza e della conoscenza, scoprire “cosa c’è sotto” e trovare un modo per stare bene, esplorando ogni nostra possibilità.
Da “Donne che corrono coi lupi”:
Nella storia di Barbablu si parla della trasfor¬mazione di quattro introiezioni vaghe e indistinte: non avere visione, non avere introspezione, non avere voce, non avere azione. Per bandire il predatore dobbiamo fare il contrario. Dobbiamo spalancare la porta per vedere cosa c’è dentro la stanza. Dobbiamo usare l’introspezione e la capacità di sopportare la visione. Dobbiamo enunciare con voce chiara la nostra verità ed essere capaci di fare quanto è necessario nei confronti di ciò che vediamo.
Si dice che un pezzettino di barba di Barbablù sia conservato in un lontano convento di monache per ricordare a noi e a tutti la sua storia. Abbiamo deciso di raccontarla anche noi perché non si dimentichi che è bello vivere liberi e consapevoli.

Note tecniche
Spazio scenico: 4x4x2,50 (LxPxH)
Carico elettrico: 3KW 220v
Montaggio: 2 ore
Smontaggio: 1 ora
Durata: 50’

Siae
Permesso generale SIAE: n° 17908 – burattini e marionette